Autore: Fabio Cappelli
L’itinerario parte dall’ex fattoria medicea delle Cascine di Tavola - Comune di Prato - attraversa l’Ombrone in prossimità del Bargo di Bonistallo - Comune di Poggio a Caiano – e si sviluppa poi per un lungo tratto nel territorio di Carmignano, dal fondovalle al crinale del Montalbano, attraversandone tutte le componenti paesaggistiche. Dal crinale di Pietramarina, attraverso boschi e zone agricole, si scende prima a Faltognano e poi a Vinci. Le caratteristiche tecniche del percorso sono indicate in tabella; oltre il camminare, l’itinerario ha un suo specifico rilievo storico-culturale e ambientale perché attraversa un comprensorio abitato fin dagli Etruschi ove oggi è particolarmente interessante e significativo osservare le innumerevoli tipologie di paesaggio, singole tessere che tutte insieme caratterizzano un paesaggio modellato dall’uomo: dalle aree urbanizzate a quelle agro-forestali (prevalenti) della bassa collina e delle pendici del Montalbano. Il percorso interessa aree protette locali – Cascine di Tavola e Pietramarina – e siti di grande interesse culturale - Parco Museo Quinto Martini e testimonianze etrusche di Pietramarina – per finire a Vinci, ove si possono visitare il Museo Leonardiano e la casa natale di Leonardo (deviazione da Faltognano per Anchiano).
Prato, La fattoria delle Cascine di Tavola
L’itinerario parte dall’ex fattoria medicea delle Cascine di Tavola - Comune di Prato - attraversa l’Ombrone in prossimità del Bargo di Bonistallo - Comune di Poggio a Caiano – e si sviluppa poi per un lungo tratto nel territorio di Carmignano, dal fondovalle al crinale del Montalbano, attraversandone tutte le componenti paesaggistiche. Dal crinale di Pietramarina, attraverso boschi e zone agricole, si scende prima a Faltognano e poi a Vinci. Le caratteristiche tecniche del percorso sono indicate in tabella; oltre il camminare, l’itinerario ha un suo specifico rilievo storico-culturale e ambientale perché attraversa un comprensorio abitato fin dagli Etruschi ove oggi è particolarmente interessante e significativo osservare le innumerevoli tipologie di paesaggio, singole tessere che tutte insieme caratterizzano un paesaggio modellato dall’uomo: dalle aree urbanizzate a quelle agro-forestali (prevalenti) della bassa collina e delle pendici del Montalbano. Il percorso interessa aree protette locali – Cascine di Tavola e Pietramarina – e siti di grande interesse culturale - Parco Museo Quinto Martini e testimonianze etrusche di Pietramarina – per finire a Vinci, ove si possono visitare il Museo Leonardiano e la casa natale di Leonardo (deviazione da Faltognano per Anchiano).
Prato, le Cascine di Tavola (foto Erika Pregnolato)
1° tratto: Cascine di Tavola – Parco Museo Quinto Martini
Km 3,80 – tempo medio: 1 ora – tipologia: pianeggiante – altitudine m. 39/40
Le Cascine di Tavola confinano con la villa medicea di Poggio a Caiano e ne costituivano la tenuta agricola di 300 ettari. La Fattoria, costruita nella seconda metà del Quattrocento, è attualmente in rovina; il Parco invece è sempre fruibile, non ha più funzioni agrarie, conserva alcuni piccoli lembi di foresta planiziaria e costituisce un eccellente polmone verde nel contesto fortemente urbanizzato della piana. Si esce dal Parco costeggiando residui tratti del muro di confine della tenuta e si attraversa l’Ombrone sul ponte Ferdinando II; del ponte sospeso originario, progettato da Alessandro Manetti nel 1833, restano i piloni in pietra. Da qui si possono osservare i consistenti lavori di sistemazione idraulica, quali l’innalzamento degli argini e l’ampia cassa di espansione in riva sinistra. Sulla collina, oltre la strada regionale, si delinea il Bargo di Bonistallo, piccola riserva di caccia recintata da muro sempre risalente al periodo mediceo. Il nostro percorso prosegue lungo gli argini dell’Ombrone e del Fosso di Collecchio e attraversa la strada regionale in località Poggetto. Da qui in poi si cammina lungo la sponda sinistra idraulica del torrente Furba, (destra e sinistra si difiniscono con le spalle alla sorgente), fino a Seano, dove si raggiunge il Parco Museo Quinto Martini: un’area verde di tre ettari al cui interno sono collocate 36 sculture in bronzo di Quinto Martini, artista nato a Seano e tra i più illustri rappresentanti del Novecento, le cui opere sono esposte anche all’Hermitage di San Pietroburgo. Il Parco è stato curato dallo stesso artista, che vi ha inserito uno spaccato di vita locale, con persone e attività quotidiane. A Seano è possibile visitare anche la sua Casa Studio. Un ponte pedonale collega il Parco con il centro abitato di Seano.
Bacchereto, Sasso Carlo (foto Caterina Ciabatti)
2° tratto: Parco Museo Quinto Martini – Bacchereto
Km 4,30 – tempo medio: 1 ora e 30 min – tipologia: pianeggiante e salita moderata – altitudine m. 40/217
Si percorre adesso la riva destra idraulica del torrente Furba tra aree verdi e porzione urbana di Seano fino alla Via delle Lame, dove si torna in prossimità della Furba e si esce dall’area urbana per entrare nella campagna vera e propria. Da qui si comincia a scoprire il paesaggio agrario del piano e della bassa collina: oliveti, boschetti e ampi vigneti specializzati: è doveroso sottolineare come in tutto il territorio comunale di Carmignano da alcuni anni siano vietati diserbanti e pesticidi a base di glifosate. Il torrente Furba ci permette di conoscere un altro interessante aspetto, di tipo idraulico, del territorio: le sistemazioni in alveo di fossi e torrenti mediante la costruzione di piccole briglie e difese di sponda. Sono interventi che risalgono a fine Ottocento, manufatti in pietra e sassi costruiti dai contadini nei periodi di minor lavoro nei campi; avevano lo scopo di regimare le piene torrentizie, evitare erosioni di fondo e delle scarpate, creare delle riserve d’acqua nei periodi di magra. Queste piccole e importanti opere si possono ritrovare proprio nelle porzioni medio-basse dei versanti, dove le piene tendono ad accentuare i danni. Altri piccoli capolavori, meno visibili, sono i ponti in pietra costruiti nel medesimo periodo a servizio della viabilità rurale e poderale. Si passa poi sulla sponda sinistra della Furba e, sempre in campagna, si arriva a contatto con la strada comunale Baccheretana. Inizia da qui un tratto in leggera salita fino alla frazione di Bacchereto, sempre percorrendo boschetti e terreni agrari, ove si cominciano a osservare due significativi manufatti storici della campagna toscana: i ciglioni (in terra battuta) e i gradoni (in pietra a secco). Salendo di quota si apprezzano anche alcuni scorci sul fondovalle. Arrivati a Bacchereto, merita una piccola deviazione la visita al Sasso Carlo, poderosa emergenza di origine vulcanica - roccia ofiolitica tipo gabbro – affiorata in superficie grazie all’erosione circostante dei complessi argillosi. Da qui si gode anche un bel panorama sul fondovalle, la piana e le montagne sullo sfondo.
Poggio a Caiano, ponte Leopoldo II sul Torrente Ombrone (foto Erika Pregnolato)
Seano, Parco Museo Quinto Martini (foto Aurelio Amendola)
Seano, pescaia sul Torrente Furba (foto Giovanni Giannoni)
Bacchereto, una “porta” nel muro del Bargo Mediceo all’interno del Rio dell’Acqua calda (foto Caterina Ciabatti)
Pietramarina, il masso del diavolo (foto Giovanni Giannoni)
Faltognano, il Leccio (foto Caterina Ciabatti)
Anchiano, la casa natale di Leonardo da Vinci (foto Caterina Ciabatti)
Città di Vinci (foto Caterina Ciabatti)
Vinci, piazza dei Guidi, Mimmo Palladino (foto Caterina Ciabatti)
3° tratto: Bacchereto – Scodellino
Km 3,10 – tempo medio: 1 ora – tipologia: salita – altitudine m. 217/585
Questa tappa inizia in località Bruceto, oltre Bacchereto risalendo la strada comunale verso monte. Dopo le ultime case, si prende a destra la strada sterrata che si inoltra in campagna (c’è anche l’indicazione per Pietramarina); si attraversano gli ultimi terreni agricoli - oliveti, orti e alberi da frutto
- prima di inoltrarsi nel bosco, che caratterizza tutta la parte principale di questa tappa. La matrice geologica è costituita da roccia arenaria e il bosco attraversato è quello tipico del versante nord del Montalbano, costituito da castagno e pino marittimo, con presenza sporadica di specie quercine quali cerro e roverella; nel sottobosco, spiccano eriche, ginestre e biancospino. Nel passato si utilizzavano questi boschi per paleria e piccoli assortimenti da sega, prodotti attualmente meno richiesti dal mercato locale. Il bosco, anche se non utilizzato per i prodotti legnosi, svolge importanti funzioni protettive del suolo nonché ecologico-ambientali di ampio raggio. Si cammina lungo stradelle e piste forestali che salgono fino allo Scodellino, area concava (da qui il nome) lungo il crinale del Montalbano, crocevia di strade dove è stata anche predisposta una grande vasca artificiale per l’approvvigionamento di acqua in caso di incendi. Poco prima del crinale si trova l’omonima Fonte dello Scodellino, ottimo punto di sosta al termine del percorso. Al di là del crocevia, merita senz’altro fare una piccola deviazione e percorrere l’ampia strada che porta a Pietramarina, area di assoluto interesse storico e ambientale per le testimonianze etrusche (scavi archeologici), il masso del Diavolo, la lecceta secolare, gli agrifogli e le casine di caccia dei birri: questo era uno dei punti più significativi interni al Barco reale, la grande riserva di caccia medicea interamente recintata da muri che faceva capo alla fattoria di Artimino. Dal punto di vista vegetazionale, sia la lecceta che le notevoli dimensioni degli agrifogli costituiscono, non solo in Toscana, un sito naturale di grande importanza.
4° tratto: Scodellino – Faltognano
Km 4,35 – tempo medio: 1 ora – tipologia: discesa – altitudine m. 585/250
Si parte dal crocevia dello Scodellino, per questa tappa in discesa prevalentemente forestale. Il percorso si sviluppa lungo una stradella che attraversa vari tipi di boschi, molto interessanti per i loro aspetti vegetazionali: si percorre il versante sud del Montalbano, più caldo e asciutto rispetto al versante appena risalito. Nella prima parte domina la roverella, anche con esemplari di grosse dimensioni, rilasciate in favore della fauna selvatica. Castagno, ciliegio e pino marittimo sono sporadici, presenti giusto nella porzione superiore del versante. Molto interessante il sottobosco di biancospino, ginestra spinosa ed eriche. Si attraversa poi una bella fustaia pura di leccio, anche con piante di grosse dimensioni, raro esempio di lecceta insieme con quella protetta di Pietramarina. Il percorso attraversa poi una delle diramazioni che formano, più in basso, il torrente Fedra: si tratta di una vera e propria forra, profonda rispetto al sentiero, con la vegetazione caratteristica delle zone fresche, umide e ombrose; interessante per questo la diffusione di ontano nero, carpino nero e alcune piante di abete bianco, con presenza significativa della felce maschio. Uscendo dalla forra, si continua a scendere e si riscontra una vegetazione più termofila, con roverella, leccio, cipresso, corbezzolo, eriche, ginestre e coronilla. L’uscita (definitiva) dal bosco coincide con il cambio repentino del paesaggio: da qui in poi inizia la campagna e un certo tipo di paesaggio agricolo, punteggiato di case sparse, fattorie, ville e piccoli borghi. Lungo l’ultimo tratto in discesa della strada comunale si può osservare un residuo di muro del Barco Reale, lunga recinzione che delimitava la grande riserva di caccia medicea. Si arriva quindi al Leccio di Faltognano, pianta monumentale di oltre duecento anni radicata nel piazzale della chiesa di
S. Maria Assunta, risalente al XIII secolo. Da qui il panorama è superbo e la vista spazia oltre la valle dell’Arno, fino ai monti limitrofi alla costa.
5° tratto: Faltognano – Vinci
Km 4,35 – tempo medio: 1 ora – tipologia: discesa – altitudine m. 250/97
Percorso tutto in discesa e falsopiano; si snoda nella campagna e nel paesaggio che caratterizza il medio-basso versante del Montalbano fiorentino: più in alto la coltura intensiva e specializzata dell’olivo, poi quella della vite. Abbastanza continua e regolare la presenza di case sparse, ville, fattorie e piccoli borghi. Molti oliveti mantengono ancora le vecchie sistemazioni poderali eseguite nei terreni in pendenza quali ciglioni in terra, gradoni in pietra e acquidocci per incanalare le acque piovane. Si percorrono, di seguito, Via S. Maria e la lunga Via S. Lorenzo, alla fine della quale si arriva agli impianti sportivi di Vinci. Si entra quindi in paese per raggiungere i due punti più significativi: il museo leonardiano e il castello dei conti Guidi, salvo visitare altri siti d’interesse.
Pietramarina, sentiero nel bosco (foto Giovanni Giannoni)